1. Dalla sconfitta di Sedan alla Comune di Parigi

La caduta di Napoleone III a Sedan (1870) apre una stagione di crisi e rivolte. Parigi è assediata dai prussiani e poco dopo insorge contro il governo nazionale dando vita alla Comune: un esperimento rivoluzionario soffocato nel sangue dopo due mesi. Artisti come Gustave Courbet (Ornans, 1819-La Tour-de-Peilz, 1877) partecipano attivamente, mentre Édouard Manet (Parigi, 1832-Parigi, 1883) e Maximilien Luce (Parigi, 1858-Parigi, 1941) documentano il dramma umano e sociale. Intanto, in Italia, Garibaldi guida l’ultima impresa risorgimentale a Digione, affiancato da figure come il pittore Carlo Ademollo (Firenze, 1824-Firenze, 1911). Con la repressione della Comune si chiude un’epoca: la figura dell’artista-soldato lascia spazio al pittore-flâneur, interprete della vita moderna. Opere di Ernest Meissonier (Lione, 1815-Parigi, 1891), Manet, Luce, Ademollo e Sebastiano De Albertis (Milano, 1828-Milano, 1897) raccontano la fine dell’eroismo risorgimentale e l’inizio di una nuova sensibilità urbana e borghese.

2. La rinascita di Parigi

Dopo la guerra franco-prussiana e i tumulti della Comune, Parigi rinasce con slancio, diventando simbolo della modernità europea. La città si trasforma in una metropoli vivace, elegante e cosmopolita, capitale culturale della Belle Époque. Boldini e De Nittis colgono questo fermento, adattando il loro realismo alla nuova estetica urbana. Nelle loro opere raccontano la vita moderna: il lusso, la moda, i parchi, le corse ai Bois. Parigi è crocevia di talenti e centro di sperimentazione artistica. Qui i pittori italiani non solo si affermano, ma contribuiscono a definire l’immagine della città più iconica del XIX secolo.

3.1 La Maison Goupil, Fortuny e l’Italia

Fondata nel 1829, la Maison Goupil è il cuore del mercato artistico internazionale dell’Ottocento. Con sedi in Europa e negli Stati Uniti, promuove una pittura raffinata, brillante, accessibile: piccoli formati, soggetti in costume, virtuosismo tecnico. Al centro di questa rete, Mariano Fortuny Y Marsal (1838 - 1874) diventa un astro nascente, ammirato da collezionisti e artisti. Il suo soggiorno a Portici nel 1874 – esposto per la prima volta in Italia il suo capolavoro Spiaggia a Portici - ispira la giovane pittura meridionale e figure emergenti come Antonio Mancini (Roma, 1852-Roma, 1930), Francesco Paolo Michetti (Tocco da Casauria, 1851-Francavilla al Mare, 1929) e Alceste Campriani (Terni, 1848-Lucca, 1933), presto valorizzati da Goupil. L’influenza del pittore catalano rinnova l’arte italiana del Centro-Sud e la apre al mercato europeo.

3.2 Il sogno del Settecento: Boldini e l’eleganza del passato

Boldini guarda al Settecento come fonte di eleganza, teatralità e seduzione. Nei suoi dipinti in costume, l’omaggio all’ancien régime diventa moderno virtuosismo. Sostenuto dalla Maison Goupil, il pittore ferrarese conquista collezionisti con opere raffinate e brillanti. Il suo “settecentismo” non è nostalgia, ma strategia estetica: una pittura spettacolare, capace di evocare un passato ideale e insieme affermare l’identità europea dell’arte italiana nel nuovo mercato internazionale.

* Acquisto del museo con i fondi di Mary Anne Cree, Mrs. Eugene McDermott, Susan Heldt Albritton, Linda P. e William A. Custard, Gwen e Richard Irwin, Shirley e Bill McIntyre, Cyrena Nolan, Peggy e Carl Sewell, Gene e Jerry Jones, Pilar e Jay Henry, Barbara e Mike McKenzie, Caren Prothro, Marilyn Augur, Dr. e Mrs. Lawrence S. Barzune, The Joe M. and Doris R. Dealey Family Foundation, The Honorable Janet Kafka e Mr. Terry Kafka, il fondo Mr. and Mrs. Walter M. Levy di Communities Foundation of Texas, Stacey e Nicholas McCord, Linda e John McFarland, Catherine Blaffer Taylor, Julie e George Tobolowsky, Cheryl e Kevin Vogel, Diane e Gregory Warden, Natalie e George Lee, Estelle e Michael Thomas, Bethany e Samuel Holland, il Presidente R. Gerald e Gail Turner, Kathleen e Mark Roglán, e un donatore anonimo; MM.2017.03

4. Boldini e De Nittis, pittori della vita moderna

Boldini e De Nittis sono tra i più brillanti interpreti della vita moderna parigina di fine Ottocento. Ispirati da Fortuny e sostenuti dalla Maison Goupil, traducono il gusto borghese per l’eleganza e l’attualità con una pittura scintillante, colta e seducente. Se De Nittis guarda alla luce dell’Impressionismo con occhio realistico, Boldini punta su atmosfere vibranti e figure in movimento, oscillando tra sogno settecentesco e modernità urbana. Entrambi rappresentano l’artista flâneur caro a Charles Baudelaire: cronisti raffinati della metropoli, capaci di cogliere con grazia e sensualità il battito del loro tempo.

5. Casa De Nittis

La casa di De Nittis a Parigi fu molto più di una dimora borghese: era un salotto cosmopolita, animato da artisti, scrittori e intellettuali italiani, francesi e inglesi. Edgar Degas (Parigi, 1834-Parigi, 1917), Émile Zola, Edmond de Goncourt, Jules Claretie e Manet vi si ritrovano tra opere d’arte, ceramiche giapponesi, conversazioni brillanti e musica. Accanto a De Nittis, la moglie Léontine curava con discrezione ogni dettaglio della vita domestica, trasformando la casa in uno spazio di eleganza e condivisione. Qui l’artista sviluppò uno stile personale, legato all’Impressionismo e all’arte orientale, e portò il pastello a una nuova modernità. “Casa De Nittis” è il cuore della sua vicenda umana e creativa: riflesso dei suoi affetti, del suo gusto e della sua visione dell’arte come forma di vita.

6. Zandomeneghi con gli Impressionisti: la via dell’avanguardia

A Parigi, negli anni Settanta dell’Ottocento, Zandomeneghi entra in contatto con gli Impressionisti, partecipando a quattro delle loro mostre. Affascinato dalla luce, dal colore e dalla modernità della vita urbana, sviluppa un linguaggio pittorico personale, che unisce la lezione italiana alla ricerca francese. Il suo sguardo si concentra spesso sull’universo femminile, trattato con grazia e intimità, in un equilibrio tra innovazione formale e sensibilità lirica. In dialogo con Degas, Pierre-Auguste Renoir (Limoges, 1841-Cagnes-sur-Mer, 1919) e Mary Cassatt (Allegheny, 1844- Château de Beaufresne, 1926), Zandomeneghi occupa una posizione autonoma nella scena parigina: egli si rivela un interprete originale dell’avanguardia impressionista.

7. Verso un cliché europeo di elegante modernità

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, a Parigi nasce una nuova sensibilità pittorica che celebra l’eleganza femminile come simbolo di modernità. Artisti italiani, francesi e spagnoli condividono un linguaggio raffinato, influenzato dall’industria della moda e dalla stampa illustrata. Protagonista è Boldini, che si dedica a ritratti vibranti e sensuali. Accanto a lui, pittori spagnoli come Raimundo de Madrazo y Garreta (Roma, 1841-Versailles, 1920), Vicente Palmaroli (Zarzalejo, 1834-Madrid, 1896) e Rogelio de Egusquiza (1845-Madrid, 1915) contribuiscono a definire un’estetica sofisticata e cosmopolita. La sezione riscopre anche opere e attribuzioni, come Signora ritratta nel suo salotto parigino, oggi assegnata a Palmaroli. Ne emerge un “cliché europeo” di donna moderna, sognante ed elegante, con Parigi come fulcro ispiratore.

8. Boldini, Helleu, Sargent: scandalo, amicizia e rivalità alle origini del ritratto mondano

Negli anni Ottanta dell’Ottocento, John Singer Sargent (Firenze, 1856-Londra, 1925), Boldini e Paul César Helleu (Vannes, 1859-Parigi, 1927) si affermano come protagonisti della nuova ritrattistica moderna, tra Parigi e Londra. Lo scandalo suscitato dal Ritratto di Madame X (1884) spinge Sargent verso l’Inghilterra, lasciando a Boldini lo studio parigino e un’eredità artistica da sviluppare. I tre artisti condividono soggetti, frequentazioni e approcci: la brillante società internazionale, la modernità dei costumi, l’eleganza dell’effimero. Ognuno declina il ritratto secondo la propria sensibilità: l’allure teatrale e dinamica di Boldini (in mostra il Ritratto del Piccolo Subercaseux, prestito eccellente del Museo Boldini di Ferrara), l’intimismo luminoso di Helleu, la raffinatezza psicologica di Sargent. Tra mondanità, introspezione e stile, nasce un nuovo ideale femminile, seducente e inquieto, simbolo di una modernità elegante e dinamica.

9. La Belle Époque in Toscana

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, anche la Toscana vive il fascino della Belle Époque, epoca di progresso, eleganza e nuove sensibilità artistiche. Il dialogo con Parigi, capitale dell’arte moderna, avviene grazie ai soggiorni di molti artisti toscani e alle Esposizioni Universali, visitate dai Gioli, da Cannicci, da Gordigiani. La pittura si aggiorna attraverso il naturalismo, il ritratto di società e l’Impressionismo, rielaborati in chiave personale e locale. Fioriscono salotti, riviste, mostre ed eventi, come la Festa dell’Arte e dei Fiori a Firenze. Luoghi come Livorno, Pisa, Castiglioncello e Fauglia diventano crocevia di esperienze e visioni, tra tradizione e modernità. Il gusto per l’intimità domestica, la mondanità balneare e il sogno, si riflette in uno stile raffinato e in una visione poetica della realtà quotidiana di cui è massima espressione In lettura sul mare di Vittorio Corcos.